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Rieducazione motoria secondo le metodiche Bobath, Kabat, MacKenzie
  BOBATH

Il concetto Bobath viene utilizzato nel trattamento delle sindromi neurologiche causate ad esempio da fenomeni ictali (plegie o paresi).

Il paziente viene valutato e trattato in maniera globale per inibire i comportamenti motori massivi, per prevenire e ridurre deformità articolari dovuti all’eccessivo tono muscolare.

Talvolta si rende invece necessario aumentare il tono muscolare perché il danno occorso ha lasciato un esito di flaccidità.

In entrambi i casi, il concetto Bobath viene inteso come un processo di ri-apprendimento di posture e sequenze motorie note ma “dimenticate” a causa della malattia (passaggi posturali, posizioni quadrupediche, esercizi di bilanciamento del carico da seduti o in piedi…).

Tutti questi interventi terapeutici hanno lo scopo di normalizzare quanto più possibile il tono muscolare e aumentare conseguentemente il livello di autonomia durante le attività di vita quotidiana.

McKENZIE

Il metodo McKenzie si basa sull’insegnamento di posture corrette e di esercizi specifici per trattare forme di lombalgia e di cervicalgia dovute a cause di “tipo meccanico”, legate cioè al mantenimento di posture scorrette, all’esecuzione di movimenti scorretti che portano a protrusioni ed ernie discali.

I trattamenti sono personalizzati poiché le cause meccaniche alla base del dolore variano da persona a persona. Attraverso un programma di auto-trattamento studiato con il terapista, il paziente sarà in grado di controllare e trattare il proprio dolore migliorando così la qualità di vita quotidiana e lavorativa.

KABAT – FNP (Facilitazioni Neurocinetiche Progressive)

E’ una tecnica riabilitativa che dà la possibilità di trattare patologie ortopediche e neurologiche utilizzando schemi di movimento diagonali che ricordano la gestualità quotidiana, e attraverso progressioni di forze ed esercizi che prevedono un lavoro integrato e coordinato di tutta la muscolatura del corpo.

Presso il nostro centro viene sempre utilizzato nel trattamento di paralisi del nervo facciale.

Rieducazione posturale globale

 RPG

E 'una Metodica Che trova soluzioni alle patologie più varie e complesse come Morfologiche deformazioni, dolori muscolo-scheletrici DIFFUSI, Scoliosi ...

La tecnica si prefigge di correggere la postura Globalmente Con un allungamento simultaneo di tutto il rachide. Allungando la muscolatura e Lavorando sulla respirazione, sull'espirazione in particolar modo, si recupera lunghezza muscolare, flessibilità e dunque forza.

Rieducazione neuro-motoria

Per rieducazione neuromotoria si intende quella riabilitazione dedicata a pazienti affetti da malattie neurologiche di vario genere, sia di tipo centrale che di tipo periferico.

Le patologie di tipo centrale sono spesso malattie di tipo cronico-degenerativo come ad esempio il Morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica, le distrofie muscolari.

Ma anche accidenti come l’ictus tendono, dopo una lunga fase evolutiva, a cronicizzare lasciando un quadro generalmente emiplegico o emiparetico.

Tutte queste patologie, e altre ancora, hanno in comune il fatto di togliere, mano a mano, importanti autonomie nello svolgimento delle attività di vita quotidiana.

Il compito della riabilitazione è quello di mantenere il più a lungo possibile la miglior qualità di vita possibile attraverso una rieducazione globale che comprenda l’attenzione ai problemi segmentari e nello stesso tempo la ricerca di strategie per il recupero di autonomie domestiche e lavorative (ortesi e ausili).

Le patologie neurologiche di tipo periferico riguardano invece un singolo distretto corporeo e vengono affrontate con l’aiuto di terapia fisica (elettrostimolazione, galvanica per aumentare il trofismo dei muscoli denervati) e di una rieducazione completa, dalla massoterapia alle tecniche Kabat come nel caso della paralisi dal nervo facciale.

Rieducazione motoria segmentarla

E’ la riabilitazione dedicata ad un singolo distretto corporeo e comprende il recupero articolare, muscolare, propriocettivo e funzionale.


Mobilizzazione articolare

Ha lo scopo di ripristinare la completa escursione articolare, persa momentaneamente a causa di un trauma, di un intervento o di un’infiammazione.

La mobilizzazione articolare comprende tre tecniche strettamente concatenate tra loro alternabili a seconda del dolore presente: la mobilizzazione passiva, eseguita cioè dal terapista; la mobilizzazione attiva, eseguita interamente dal paziente; e la mobilizzazione auto-attiva, eseguita dal paziente ma con l’ausilio di strumenti che supportino l’azione dell’articolazione colpita.

Rieducazione propriocettiva per i 4 arti

Propriocettività è un termine introdotto da Sherrington per descrivere gli ingressi sensoriali che originano, nel corso di movimenti guidati centralmente, da particolari strutture: i propriocettori. La loro funzione principale è di fornire informazioni di retroazione sui movimenti propri dell'organismo, in altre parole di segnalare al cervello, istante per istante, quali siano i movimenti che l'organismo stesso sta compiendo. I propriocettori sono terminazioni nervose che inviano informazioni al sistema nervoso; gli stimoli sono avvertiti da particolari recettori posti nei muscoli, nei tendini e nelle capsule articolari. Queste terminazioni generano impulsi nervosi che sono trasmessi al midollo spinale e da qui possono rimanere nel midollo spinale stesso, per la determinazione dei riflessi spinali, oppure raggiungere altre zone del midollo spinale o del cervello, per la determinazione di funzioni specifiche. I propriocettori hanno una funzione importante nel controllo della contrazione dei muscoli scheletrici e, attraverso quest'ultima, è esplicata la maggior parte delle funzioni fisiche del corpo.

Di conseguenza, quando siamo di fronte a uno stress articolare, muscolare o tendineo, di qualunque entità esso sia (dalla frattura all’immobilizzazione prolungata, ma anche da una banale distorsione articolare), perdiamo o alteriamo questa capacità di analisi sul nostro corpo e sulle sensazioni che ci arrivano dal mondo esterno.

Per quanto riguarda gli arti inferiori questo si può tradurre in una facile perdita di equilibrio, in una instabilità che modifica il nostro modo di camminare e quindi la nostra postura. Questo problema si affronta proponendo al paziente esercizi su superfici molli o instabili, con variazioni che lo costringano a concentrarsi sulla funzione momentaneamente persa.

Per quanto riguarda invece l’arto superiore, il deficit di propriocettività si può tradurre in perdita della precisione del gesto sia in termini di direzione , sia in termini di forza. Anche in questi casi si utilizzano tavole basculanti, palle, elastici ovviamente sempre partendo da un’attenta valutazione del problema che non è mai uguale per tutti.

 

Preparazione alla protesi di anca e ginocchio

Preparazione alla protesi di anca e ginocchio

L'intervento di sostituzione dell'articolazione del ginocchio o dell'anca con una protesi, nella maggior parte di casi è un intervento programmato, conseguenza di una patologia degenerativa articolare che, negli anni, lascia segni importanti sull'arto interessato. Si tratta generalmente di più o meno gravi limitazioni articolari, con conseguenze evidenti a carico dell'apparato muscolare circostante e globale.

Diversi studi clinici hanno dimostrato che nei pazienti preventivamente sottoposti a trattamento riabilitativo, l'intervento di protesizzazione dà risultati migliori ed i tempi di recupero post-operatorio sono di molto ridotti. La possibilità infatti di inibire retrazioni muscolo-fasciali, e di rinforzare e tonificare un apparato muscolare debilitato, risulta esere un utile vantaggio per il paziente. Inoltre la possibilità di imparare prima dell'intervento a gestire una deambulazione con bastoni canadesi, sapere come muoversi e cosa non fare con l'arto operato, risulta indiscutibilmente utile al paziente sia da un punto di vista pratico, sia da un punto di vista psicologico.

Preparazione alla chirurgia ortopedica su spalla e ginocchio
Preparazione alla chirurgia ortopedica su spalla e ginocchio
Rieducazione motoria post-chirurgica protesica ortopedica
Rieducazione motoria post-chirurgica protesica ortopedica
Ginnastica vertebrale

Ginnastica vertebrale

Ginnastica per l’osteoporosi

Ginnastica per l’osteoporosi

 

osso opE' ormai scientificamente comprovato che l'esrcizio fisico ha un effetto positivo sulla mineralizzazione ossea. Tuttavia, affinche l'attività motoria possa svolgere il proprio ruolo nella prevenzione dell'osteoporosi è necessario che rispetti alcune caratteristiche fondamentali:
  • deve essere costante
  • graduale
  • variabile
  • adattato individualmente
L'approccio riabilitativo del soggetto a rischio per osteoporosi e del paziente che già presenta valori densitometrici che indicano un'osteopenia, comprende esercizi generali che coinvolgono tutto l'apparato locomotore ed esercizi specifici distrettuali. Saranno proposti esercizi isometrici, isotonici a carico naturale o a resistenza elastica progressivi, evitando sovraccarichi eccessivi che possono risultare dannosi per l'apparato osteoarticolare.

Verranno inoltre proposti esercizi di correzione di posture scorrette ed esercizi respiratori che comportino la rieducazione dell'apparato respiratorio e della gabbia toracica.

La durata delle sedute è di 60 minuti, e viene svolta due volte alla settimana.
Ginnastica correttiva per bambini affetti da scoliosi

 Quando le curvature naturali della colonna vertebrale subiscono modificazioni, può facilmente comparire il mal di schiena. La distribuzione del peso sulle vertebre e sulle varie parti della colonna, infatti, non è più quella ideale e così compaiono i dolori. Il termine scoliosi deriva dal greco "skolios", che significa "curvo", e indica una deviazione laterale della colonna vertebrale, persistente e non modificabile volontariamente, che si accompagna a una torsione dei corpi vertebrali e che coinvolge, di conseguenza, tutte le strutture anatomiche che con questi si articolano. E' piuttosto frequente negli adolescenti, a causa soprattutto di posture "sbagliate" protratte a lungo.La deformazione della colonna vertebrale interessa più frequentemente il sesso femminile e si manifesta, di solito, durante l'età della crescita.Una cosa è certa: essa insorge in modo subdolo, senza dolore e senza compromettere lo stato di salute generale dell'individuo. Le curvature e le torsioni della colonna possono generare malformazioni del torace e squilibri della muscolatura con formazione del cosiddetto gibbo, modificazioni degli organi interni (esofago, polmoni, cuore) e conseguenti alterazioni della respirazione e della funzionalità cardiaca.

Le modalità terapeutiche si basano sulla rieducazione posturale, e possono essere schematizzate in questi punti:

  • presa di coscienza del proprio corpo attraverso sensazioni di contrazione e rilasciamento del sistema muscolare;- presa di coscienza del corpo nelle varie posture con o senza l'assistenza manuale del fisioterapista;

  • controllo segmentario e globale del rachide;

  • educazione respiratoria;- educazione ergonomica consistente nell'apprendimento di atteggiamenti e movimenti funzionali corretti;

  • rinforzo dei muscoli paravertebrali e dei muscoli addominali e degli arti inferiori in postura corretta e con contrazioni isometriche;

  • stimolazioni delle reazioni di equilibrio in postura corretta;

  • sviluppo delle funzioni cardiorespiratoria e metabolica attraverso attività motoria globale o di tipo sportivo non agonistico escludendo gli sport che mobilizzano in modo eccessivo la colonna.

Stretching

 Un apparato muscolare rigido, che presenta limitate capacità di elasticità, è spesso causa di traumi che si manifestano con lombalgie, mialgie, leggeri stiramenti.

La pratica dello stretching consente alla muscolatura di ottenere capacità muscolari elevate, garantendo migliori prestazioni fisiche sia nello sport che nelle normali attività quotidiane dove può essere richiesto un impegno muscolare improvviso. Non esiste sport dove le articolazioni e la struttura fibrosa che le ricopre non siano sottoposte a sforzi di torsione, pressione, compressione e la capacità di resistere a queste tensioni le costringe ad adattarsi continuamente a condizioni meccaniche contrarie fra loro. Le articolazioni, per garantire questa necessaria adattabilità, devono possedere gradi di escursione massimale esprimibili in tutte le posizioni permesse; nel contempo esprimere la condizione di massima stabilità e robustezza consentita dalla proprietà di elasticità che le strutture molli dell’articolazione sono in grado di offrire.

Ginnastica dolce
Ginnastica dolce
Ginnastica vertebrale secondo il Metodo Breuss
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